Rifare il sito aziendale: quando conviene davvero

Rifare il sito aziendale: quando conviene davvero
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Rifare il sito aziendale: quando conviene davvero

Il sito della tua azienda ha qualche anno. Funziona, in un certo senso: si apre, le pagine ci sono, il numero di telefono è quello giusto. Eppure ogni volta che lo apri ti dà fastidio, e da mesi non arriva un contatto che valga la pena richiamare.

La domanda è sempre la stessa: conviene rifare il sito, o sto per buttare via dei soldi? Proviamo a rispondere con onestà, anche quando la risposta è "no".

I segnali che dicono che è ora

Non è questione di anni. Un sito ben fatto può reggere benissimo sei o sette anni; uno fatto male è già vecchio dopo dodici mesi. Sono altri i segnali che contano:

  • Da telefono è scomodo. Oggi la maggior parte di chi ti cerca lo fa dal cellulare. Se deve zoomare per leggere, hai già perso metà delle persone.
  • È lento. Qualche secondo di attesa e chi stava arrivando torna indietro sui risultati di Google, spesso verso un concorrente.
  • Non racconta più quello che fai. L'azienda è cambiata, ha aggiunto servizi, ha cambiato clientela — e il sito è fermo a com'era.
  • Non puoi aggiornarlo. Se per cambiare una riga di testo devi scrivere a qualcuno e aspettare, il sito è fermo per definizione.
  • Ti vergogni un po' a mandarlo. È il segnale meno tecnico e il più affidabile di tutti. Se quando un cliente importante ti chiede il sito ti viene istinto di giustificarti, il problema esiste.

Quando invece NON serve rifarlo

Qui rischiamo di lavorare meno, ma preferiamo dirlo: non sempre la risposta è un sito nuovo.

Capita spesso che un sito sia strutturalmente sano e soffra solo di trascuratezza: foto vecchie, testi scritti di fretta anni fa, nessuna pagina che spieghi davvero cosa fai, zero aggiornamenti. In quei casi rifare tutto è uno spreco: si interviene sui contenuti e sulle immagini e il sito torna a lavorare.

Altre volte il sito è buono ma nessuno lo trova. Anche lì, rifarlo da capo non risolve niente: il problema è di posizionamento e di contenuti, non di grafica.

La domanda giusta non è "quanto è vecchio", ma "cosa non sta funzionando, esattamente?". Se non c'è una risposta chiara a quella, rifare il sito significa cambiare vestito allo stesso problema.

La paura vera: perdere le posizioni su Google

È il timore che sentiamo più spesso, ed è legittimo. Se la tua azienda oggi si trova su Google per qualche ricerca utile, quel risultato è un patrimonio accumulato negli anni. Un rifacimento fatto male può azzerarlo nel giro di settimane.

Fatto bene, invece, non solo non si perde niente: di solito si migliora, perché un sito più veloce e meglio strutturato piace di più anche a Google. Le cose che fanno la differenza sono poche e vanno decise prima di iniziare:

  • Mappare gli indirizzi esistenti. Ogni pagina del vecchio sito deve avere una destinazione nel nuovo.
  • Impostare i reindirizzamenti. Chi arriva su un vecchio indirizzo — da Google o da un link su un altro sito — deve atterrare sulla pagina corrispondente, non su un errore.
  • Non buttare i contenuti che funzionano. Se una pagina porta visite, si riscrive e si migliora: non si cancella.
  • Tenere sotto controllo le prime settimane. Dopo il passaggio si guardano i dati e si correggono le cose che scivolano.

Non è magia, è metodo. Ma va previsto dall'inizio: recuperare dopo è molto più faticoso che fare le cose nell'ordine giusto.

Restyling o sito nuovo?

Sono due lavori diversi. Il restyling mantiene la struttura e rinnova l'aspetto: ha senso quando l'impianto regge e il problema è estetico. Il rifacimento ricostruisce l'impianto: ha senso quando il sito non riesce più a raccontare l'azienda o a farsi trovare.

Nella nostra esperienza, quando un'azienda ha anche cambiato pelle — nuovi servizi, nuovo pubblico, nuovo posizionamento — il restyling è un cerotto. Vale la pena rimettere mano anche all'identità di marca, perché è quella che decide cosa va detto e come.

Come lo affrontiamo noi

Non partiamo dal design. Partiamo da cosa non sta funzionando, e per capirlo di solito basta un caffè e qualche domanda: chi ti cerca, cosa non trova, cosa succede quando arriva sul sito, da dove arrivano oggi i contatti buoni.

Da lì si decide insieme se serve un intervento leggero o un lavoro vero. Se serve il secondo, lo costruiamo su misura — e lo consegniamo in modo che tu possa aggiornarlo da solo, senza dover chiamare noi ogni volta.

Ne parliamo più nel dettaglio nella pagina dedicata alla realizzazione di siti web.

Domande frequenti

Ogni quanto va rifatto il sito di un'azienda?

Non esiste una scadenza. Un sito ben progettato e mantenuto può durare molti anni; uno improvvisato invecchia subito. Conta come è stato costruito e quanto viene curato, non l'età anagrafica.

Rifare il sito mi farà perdere le posizioni su Google?

Se il lavoro viene impostato bene — mappatura degli indirizzi, reindirizzamenti, contenuti recuperati — no. Anzi, spesso si guadagna, perché un sito più veloce e più chiaro viene premiato. I problemi nascono quando il vecchio sito viene semplicemente spento.

Posso tenere il dominio e le email?

Sì, il dominio resta il tuo e le caselle email continuano a funzionare. Sono cose separate dal sito, anche se spesso vengono confuse.

E i contenuti del vecchio sito?

Quelli che funzionano si recuperano e si migliorano. Buttare tutto e ripartire da zero è quasi sempre un errore: significa perdere anni di segnali accumulati.

Cosa succede se il sito ce l'ha in mano un'altra agenzia?

Succede spesso, e si risolve. Ne abbiamo parlato in come cambiare web agency senza rimetterci.

Se stai valutando se rifare il sito della tua azienda e vuoi un parere onesto — anche quando la risposta è "lascialo com'è" — scopri come lavoriamo o scrivici: il caffè lo offriamo noi.

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