
Prima o poi capita: l'agenzia che ti ha fatto il sito non risponde più come una volta, i tempi si allungano, ogni piccola modifica diventa una trattativa. Oppure semplicemente il rapporto si è esaurito e vuoi cambiare.
E allora arriva il dubbio che blocca tutti: il sito è mio o è loro? Posso portarlo via?
Questa guida mette in fila cosa ti serve avere in mano, come funziona davvero il passaggio e cosa fare se dall'altra parte non collaborano.
Un sito, dal punto di vista pratico, sono tre cose separate. Vengono spesso confuse, e proprio da quella confusione nascono i problemi.
A queste tre aggiungine altre due che quasi tutti dimenticano: gli account di analisi (Google Analytics, Search Console) e la scheda Google della tua attività. Capita spesso che siano intestati all'agenzia, e con loro se ne vanno anni di dati storici e la tua presenza su Google Maps.
È l'obiezione classica, e va chiarita. Chi ha realizzato il sito ha svolto un lavoro che tu hai commissionato e pagato. Questo non trasforma il tuo indirizzo, i tuoi testi e le tue foto in proprietà di qualcun altro.
La zona grigia esiste ed è onesto dirlo: alcune agenzie lavorano con piattaforme proprietarie, e in quel caso il sito in quanto software può effettivamente non essere trasferibile — lo affitti, non lo possiedi. È una formula legittima se è stata dichiarata in partenza; è un problema serio se lo scopri solo quando provi ad andartene.
Per questo, quando valuti un nuovo fornitore, la domanda «se un giorno cambio, cosa mi porto via?» va fatta prima, non dopo.
Fatto con ordine, un trasferimento non comporta interruzioni: il sito resta online per tutto il tempo e nessuno se ne accorge.
Le email meritano attenzione a parte: sono la cosa che può davvero creare disagio se il passaggio viene fatto di fretta. Vanno pianificate, non improvvisate.
Nella maggior parte dei casi il passaggio è civile: si scrive, si chiedono gli accessi, si chiude il rapporto. Quando invece l'altra parte si irrigidisce, ci sono comunque delle strade.
Se il dominio è intestato a te, il controllo è già tuo: puoi trasferirlo anche senza il loro aiuto. Se è intestato a loro, la richiesta va fatta in modo formale e tracciabile. In ogni caso il sito online è pubblico: i testi e le immagini si recuperano, e spesso è comunque l'occasione giusta per riscriverli meglio.
Un consiglio pratico: non chiudere il rapporto prima di aver messo in sicurezza dominio e contenuti. Le cose si complicano quando si comunica la disdetta partendo senza niente in mano.
Ci è capitato spesso di prendere in carico siti costruiti da altri, a volte in situazioni ingarbugliate. La prima cosa che facciamo non è progettare: è capire cosa c'è, di chi è e cosa manca.
Solo dopo si parla del sito nuovo — e lo consegniamo sempre con tutto intestato a te, aggiornabile in autonomia. Se un domani vorrai cambiare, potrai farlo senza chiedere permesso a nessuno. Ci sembra il minimo.
Puoi vedere come lavoriamo nella pagina realizzazione siti web.
Dipende da come è stato intestato. Se l'intestatario sei tu o la tua azienda, sì, ed è verificabile. Se è intestato all'agenzia, va richiesto il trasferimento: è una procedura ordinaria.
No, se il lavoro è fatto nell'ordine giusto. Il sito vecchio resta attivo finché quello nuovo non è pronto, e la commutazione dura pochi minuti.
Non se vengono pianificate. È la parte più delicata del trasferimento e va gestita prima di toccare il dominio, mai dopo.
Non se si impostano i reindirizzamenti dai vecchi indirizzi ai nuovi. Ne abbiamo parlato in rifare il sito aziendale.
Accessi al dominio e all'hosting, un backup completo, i file dei contenuti e del logo in formato lavorabile, e il passaggio degli account di analisi e della scheda Google. Meglio per iscritto.
Se ti trovi in questa situazione e vuoi capire cosa hai davvero in mano prima di muoverti, scrivici pure: qualche domanda e un caffè di solito bastano per fare chiarezza.
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